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1989: il “Portable”

Alla fine del 1989 era finalmente arrivato il mio turno – nella complessa logica gestionale del Dipartimento – per investire un po’ di quattrini in un personal computer. Fino ad allora la mia vita aveva girato intorno ai terminali dei vari minicomputer che affollavano i laboratori del Dipartimento. Dal PDP11 al VAX11/750 ai miniVAX, per quasi 10 anni la mia vita tecnologica aveva girato intorno a UNIX in tutte le sue forme. Quelli erano anche gli anni in cui era nella sua massima fase espansiva i2u, l’associazione degli utenti di UNIX, di cui io ero stato uno dei promotori.

Date queste premesse, arrivato a poter scegliere una macchina personale, non potevo certo pensare di ridurmi al “industry standard IBM PC” che imperversava su tutte le scrivanie a partire dal 1981, dentro e fuori l’Università (ricordo di esser scappato via da uno dei primi SMAU in Fiera a Milano con la nausea provocata da qualunque cosa che vagamente somigliasse ad un parallelepipedo basso sovrastato da uno più piccolo quasi cubico). 

In assenza di un “Personal UNIX” (all’epoca Linus Torvald doveva avere ancora i calzoni corti) l’unica alternativa possibile era Apple. Non era più l’era di Steve Jobs e del primo Mac dalla dirompente pubblicità orwelliana (1984), ma era pur sempre un modo per essere “altro”.

La scelta fu tutt’altro che indolore e priva di dubbi. L’unica cosa su cui non avevo dubbi era, invece, il principio della portabilità: un “computer personale” doveva essere qualcosa che ti potesse accompagnare sempre ed ovunque.

A proposito di viaggi, non posso non ricordarmi di uno dei tanti viaggi che feci all’epoca (1993) per conto di EUnet. La riunione era a Bratislava, capitale della Slovacchia da pochissimo separatasi dalla Repubblica Ceca a seguito delle liberalizzazioni seguite alla caduta del Muro di Berlino. 

Partendo da Genova lo hub più comodo era Zurigo, ben servito dall’allora efficientissima Swissair. Da lì avrei proseguito per Vienna e quindi per Bratislava, ben tre voli. Dovendo avere sempre con me il mio Portable Mac, fui costretto a mettere tutto il resto dentro una capace valigia che viaggiava come bagaglio in stiva, mentre il Portable mi accompagnava in cabina e nei trasferimenti interni agli aeroporti. Il dramma fu quando alla fine mi ritrovai una sera di febbraio sulla banchina degli arrivi dell’aeroporto di Bratislava con il mio Portable Mac e…  null’altro, perché i bagagli erano andati smarriti!

La riunione era di quelle molto lunghe, quasi un’intera settimana, per cui confidavo ci sarebbe stata la possibilità nei giorni seguenti di recuperare il bagaglio, contattando giorno dopo giorno l’apposito ufficio Lost&Found dell’aeroporto. Grazie ai buoni uffici di EUnet avevo un’ottimo supporto locale, per fortuna, perché non è facile districarsi in un paese di rigida chiusura sovietica con solo un po’ di inglese. Ma, nonostante tutti gli aiuti, dei miei bagagli neppure l’ombra e potei arrivare in fondo alla settimana solo grazie ad uno spazzolino da denti e dentifricio slovacco, un pigiama in stile autarchico come quelli di mio padre di 20 anni prima, un cambio di biancheria e una camicia slovacchi.

Quando, alla fine della settimana, feci ritorno a Genova, sempre con il Portable trascinato per mano, la mia valigia era ancora lì ad aspettarmi all’aeroporto di Genova: avendo perso l’etichetta sul primo nastro trasportatore, non era mai partita!

Com’era il Portable, una volta acceso?

Vivibile, per quanto riesco a ricordarmi. Certo un display monocromatico da 10” sembra piccolo per gli standard attuali, ma un LCD a matrice attiva di quelle dimensioni era una novità tecnologica all’epoca e la sua visibilità era decente. Niente mouse, ma una vera “track-ball”, anche di dimensioni ragguardevoli, rispetto a quello che sarebbe venuto dopo. La tastiera era di qualità professionale e non mi ha mai tradito. 

Tutto sommato, se non fosse stato per quelle batterie al piombo, che d’altra parte mi permettevano di lavorare senza problemi per tutto un lungo viaggio, in treno in Italia ed in aereo in Europa, il mio sodalizio sarebbe durato anche più a lungo.

Mi ritrovai, invece, a cominciare ad avere problemi alla colonna vertebrale, dolori articolari ed una evidente asimmetria nella posizione delle spalle: la mia simbiosi con un Portable Mac rischiava di avere conseguenze permanenti nel mio fisico… 

  • Proprietà: DIST, Università di Genova
  • Periodo: 1989-1993