Lunedì 6 febbraio 1995
Doveva essere quasi mezzogiorno quando sbarcai all’aeroporto di Cagliari Elmas arrivando direttamente da Genova. Era una splendida giornata, quasi primavera nell’isola.
C’era stato un invito direttamente dalla segretaria particolare di Nicola Grauso, “Nichi” per quasi tutti, che voleva fare la conoscenza di uno dei suoi concorrenti. Inviti analoghi erano già arrivati in I.NET, in MCLink, in Galactica, e credo anche in IUnet. La bomba mediatica Video On Line (“VOL” per tutto e dappertutto) era appena scoppiata su tutti i media, avendo nominalmente iniziato a operare alla fine del 1994.
Tutti noi addetti ai lavori guardavamo l’iniziativa con un misto tra incredulità e supponenza: incredulità che qualcuno avesse un piano così ambizioso e potesse permettersi tutta quella pubblicità, supponenza perché millantava primati che non erano veri e perché sembrava non avere la minima idea di come funzionasse davvero il “business” di Internet, almeno come potesse funzionare allora, nell’era del monopolio di Telecom e con poche migliaia di utenti attivi. Era un po’ come se fossero sbarcati a Cagliari, viaggiando nel tempo, Larry Page e Sergej Brin e avessero cominciato a raccontare che volevano creare un’azienda che sarebbe stata più ricca di FIAT, IBM e Microsoft messe insieme, che si sarebbe basata soltanto su servizi completamente gratuiti pagati dalla pubblicità. Ora, se fosse venuto dal futuro, diciamo dal 2004 o giù di lì, avremmo simpatizzato con lui, gli avremmo dato credito, perché anche noi immaginavamo che un futuro possibile sarebbe stato proprio qualcosa del genere, ma nel 1994, ovvia!, era completamente fuori dalla realtà.
Non avendo la macchina del tempo, noi piccoli imprenditori cercavamo di far crescere quel piccolo pezzo di pasta lievitata che era la neonata Internet italiana, aggiungendo farina e acqua e sale, come fa il fornaio, raddoppiando il volume ogni 6-8 mesi come dicevano i nostri “business plan”, con la prospettiva di arrivare, di lì a 5 anni, a creare qualcosa che sarebbe diventata prima onnipresente nei media e nell’immaginario collettivo, e poi pervasiva per tutta la società italiana. Invece arrivava questo “self-made Internet tycoon” che raccontava che Internet l’aveva scoperta lui, che Cagliari era la capitale europea della nascente Rete, e che poteva permettersi di spendere, soltanto in pubblicità, 10 volte di più dell’intero budget di ogni altro Internet Service Provider italiano.
Ma la curiosità di sapere chi fosse, “Nichi Grauso”, era tale che tutti, uno alla volta, facemmo la visita a Cagliari.
Lunedì 6 febbraio non fu proprio il momento migliore: era su tutti i quotidiani nazionali il trafiletto che il weekend precedente “Nichi” aveva tirato un pugno ad un carabiniere, dopo essere stato fermato per aver infilato due semafori rossi di fila. Si era trattato di un malinteso, come spiegò l’autista di Grauso che era venuto a prendere me e un altro ospite all’aeroporto. Era stato un malinteso, come ripetè la segretaria particolare di Grauso che ci accolse a villa Scano, in via Vittorio Veneto, mitica dimora dell’editore. Ma sicuramente era qualcosa che aveva lasciato Grauso decisamente contrariato, come sì capì quando lo incontrammo. Questo non gli impedì di essere anfitrione squisito dei suoi ospiti; oltre a me c’erano, tra gli altri, un professore universitario di Barcellona e una cantante lirica, di non so più quale paese europeo. Tutti erano stati invitati a venire a Cagliari per vedere le meraviglie dell’Internet che il tycoon illustrava come se l’avesse scoperte personalmente.

Grauso non era un imprenditore come gli altri che avrei conosciuto. Gli piaceva atteggiarsi a visionario, evangelista del nuovo credo di Internet, parlando di come la Rete avrebbe cambiato la vita delle persone, i giornali, la televisione, la pubblicità. Aveva sempre l’aria di uno che si è appena svegliato, con quegli occhi quasi timidi, ma ogni tanto veniva alla superficie lo spirito collerico di chi è abituato a essere obbedito all’istante. Sapeva affascinare e questi pellegrinaggi a Cagliari erano una sceneggiatura ben studiata in cui lui era al tempo stesso l’anfitrione e la merce che vendeva. Come un Gatsby o un Hearst doveva essere irresistibile con le donne.
Già essere coinvolto in questi convenevoli era spiazzante per chi, come me, al di là del vestito d’ordinanza dell’imprenditore (già inadeguato per le temperature primaverili cagliaritane) sapeva di avere comunque “le pezze al culo”. Ero andato a Cagliari aspettandomi un incontro dove si parlasse di affari o di concorrenza, non un pranzo in casa di un miliardario a parlare di “cultura” e di “futuro”. Era come se fossi stato invitato ad Arcore a parlare del futuro della televisione. Soltanto che le pietanze imbandite per l’aspirante Berlusconi di Internet mi andarono decisamente per traverso, perché, nella mia modestia, mi consideravo io il “padre di Internet” in Italia, quello che aveva capito e fatto partire non uno, ma già due Internet Service Provider (ISP), e da almeno 4 anni.
Ci sarebbe stata poi, nel pomeriggio, anche la visita ai nuovi spazi dove si andava ad insediare l’azienda VOL, contigui alla sede del giornale La Nuova Sardegna, ma al momento ancora in allestimento. In ogni angolo troneggiavano, ancora nei loro imballi di cartone, svariati server HP, grandi come armadi alti fino al soffitto, mentre nella sede di ITnet nell’incubatore di imprese di via Greto di Cornigliano tutti gli apparati, server, router e modem occupavano appena un paio di armadi rack di media altezza.
Ero decisamente impressionato dall’esibizione di risorse e di ricchezza esibita, come bisbigliai al cellulare ad Alberto [Clavarino] facendogli un rapido sunto dell’incontro. Sul piano concreto non era successo molto, salvo una generica dichiarazione di voler “collaborare” per il successo di Internet in Italia, e la richiesta da parte loro di voler sapere in quali città (allora l’unità di riferimento era il “distretto telefonico”) ITnet avesse già aperto suoi punti di presenza (POP). Questo va detto per quello che sarebbe successo in seguito.
L’intera giornata, ormai, era scandita dai tempi che Grauso aveva imposto e il volo di linea per tornare a Genova era bello che perso. Facendo buon viso a cattivo gioco mi apprestavo a riorganizzarmi per un cambio di prenotazione o, peggio, per un pernottamento a Cagliari, ma le risorse del magnifico anfitrione erano inesauribili, e quindi mi fu offerto un “passaggio” sul jet personale di Nichi, che non aveva problemi a riportarmi a Genova (facendo anche un favore al mitico comandante Volpi che aveva casa qui), da dove sarebbe ripartito il mattino dopo per Milano Linate, dove sarebbero arrivati, provenienti da tutta Europa, altri invitati per vedere le meraviglie cagliaritane. Prima però il jet avrebbe fatto scalo a Barcellona, per riaccompagnare a casa uno degli altri invitati. E così feci la mia esperienza di come si viaggia da miliardario, prima e unica.
Ritorno a Cagliari
VOL continuava a imperversare sulle pagine di tutti i giornali, le riviste specializzate, le riviste in genere. Era perfino uscito il kit di connessione a VOL con un accesso (temporaneo) gratuito perfino su Topolino! Chi ne aveva il maggior beneficio erano le riviste specializzate di informatica, che potevano cavalcare l’onda di questa febbre di Internet, per il momento comunque limitata agli appassionati di computer. C’erano riviste che potevano uscire ogni mese con un “CD” con il kit di connessione a un diverso ISP, tutti gratuiti, tutti che facevano incrementare le loro vendite e portavano invece ben pochi clienti paganti all’ISP stesso, tanto il mese dopo ci sarebbe stata un’altra offerta gratuita. Anche ITnet dovette sottostare a queste forche caudine, regalando accessi “dialup” su tutti i suoi punti di presenza, operazione pessima come immagine e vissuta come vessatoria dai gestori dei vari punti di presenza (POP), che non avevano intenzione di regalare nemmeno un minuto di accesso e che sostenevano in proprio tutte le spese del singolo POP.
Era anche giunta voce che Roberto Galimberti, presidente di I.NET e molto più abile di me nella strategie industriali, avesse fatto un patto con Grauso quando era stato il suo turno per il pellegrinaggio a Cagliari: lasciare a VOL quella che Roberto chiamava, allora e in seguito, la “rete delle mamme”, e tenere per I.NET la “rete delle aziende”, sorvolando sul fatto che, al momento, di mamme su Internet se ne vedevano davvero pochine. Per ITnet non sarebbe stato così semplice provare a “posizionare” un proprio concorrente: non solo perché eravamo basati su Genova, e solo in seconda istanza presenti su Milano e Roma, e quindi non potevamo permetterci di puntare solo all’utenza business. Per di più c’erano tutti quei piccoli e piccolissimi imprenditori che gestivano in proprio – quasi un franchising – i POP di IT.net, per i quali anche l’utenza residenziale era un mercato a cui puntare e che vedevano VOL come il fumo negli occhi.

Passarono alcuni mesi. Poteva essere il mese di giugno quando si presentò nella sede di ITnet un tecnico Telecom, con il foglio di lavoro per installare una linea dedicata per trasmissione dati, velocità 128 kbps, linea di cui nessuno sapeva niente.
Bisogna tener presente che all’epoca ogni cliente connesso su linea dedicata era ben noto per nome e cognome fin da quando il venditore aveva ottenuto il contratto firmato e di solito tutti noi rimanevamo in ansiosa attesa che fosse installata la linea Telecom per collegare il cliente, attesa che poteva durare anche un paio di mesi, e era spesso oggetto di solleciti e di lamentele con il gestore telefonico, accusato di “concorrenza sleale”. Una linea a velocità maggiore di 64 kbps, poi, era davvero un evento raro, in genere legato all’infrastruttura stessa di ITnet o dei suoi POP principali.
Dopo un po’ di indagine venne fuori che la linea in questione era un Genova-Cagliari, anzi un Cagliari-Genova, essendo stata ordinata (e pagata) da VOL, senza nemmeno preoccuparsi di informarci preventivamente, solo sulla base dell’indirizzo della sede di Genova di ITnet, preso da quell’elenco che gli avevo fatto avere mesi prima. Si trattava di uno sgarbo, una scortesia, l’ennesima dimostrazione della potenza e prepotenza dei loro quattrini, ma poteva anche essere un’opportunità per creare uno scambio del traffico tra ISP che fosse confinato in Italia anziché fare il giro del mondo.
Pochi giorni dopo, però, arrivò la telefonata del gestore di uno dei POP di ITnet, probabilmente dal Veneto dove avevamo una copertura molto capillare, il quale, incredulo e preoccupato, segnalava l’arrivo del tecnico Telecom nella sua sede, per una linea di trasmissione dati con Cagliari! A questo punto era chiaro che si trattasse di una operazione surrettizia per insinuarsi al posto di ITnet verso i tanti suoi partner locali. Immediata riunione dei soci, dopo aver detto al partner di respingere l’installazione perché non concordata, coinvolgimento telefonico anche di Giobatta Clavarino, presidente, e decisione di un piano di azione immediato. Io avrei telefonato a Cagliari, chiedendo un incontro urgente con Grauso del sottoscritto, Alberto e Giobatta Clavarino, con richiesta che mettessero a disposizione l’aereo di Grauso per il giorno dopo.
Partimmo quindi dall’aeroporto C. Colombo di Genova, con propositi bellicosi. Questa volta l’incontro avvenne direttamente nei prestigiosi e nuovissimi uffici che VOL stava allestendo in viale Regina Margherita, all’ultimo piano sopra alla sede de La Nuova Sardegna, dove stuoli di giovani si muovevano indaffaratissimi intorno a posti di lavoro attrezzati con PC e workstation ad alte prestazioni.
Lo “show down” fu breve e il ruolo del cattivo lo fece Alberto molto meglio di come avrei potuto farlo io: il senso era “giù le mani dai nostri POP”, che non si permettesse mai più un’azione del genere. Grauso abbozzò, con quello stile inconfondibile che lo caratterizzava, qualche volta duro e spietato, ma mai arrogante nelle parole e nelle espressioni; naturalmente dichiarò che si era trattato di un malinteso, che qualcuno aveva capito male e aveva preso un’iniziativa non autorizzata. Probabilmente il “responsabile” fu anche convocato seduta stante e ripreso davanti a noi, un’evidente manfrina, ma questo era il gioco delle parti.
Nella sostanza, avevamo rintuzzato l’aggressione e, potevamo tornarcene a Genova soddisfatti, mantenendo la linea tra Cagliari e Genova come “compensazione” per l’azione scorretta, utilizzandola solo per fare peering tra le due reti, una cosa che ci sembrava piccola, piccola: non lo potevamo sapere allora, ma quel piccolo passo, insieme alle altre analoghe linee di trasmissione dati che VOL andò a piazzare presso vari altri ISP, avrebbe costituito, di lì a 2 anni, il perno su cui avrebbe fatto leva l’Antitrust per imporre la nascita di MIX.
Avevamo vinto una – piccola! – battaglia, ma il futuro di un ISP come ITnet sembrava tutt’altro che roseo, vista la capacità di fare comunicazione e di investire in infrastrutture che aveva Grauso. Solo Giobatta non era rimasto impressionato dall’esibizione di tante scrivanie in cristallo e pavimenti in marmo bianco: “tutto fumo negli occhi” disse, dall’alto della sua esperienza, “questo qui non durerà molto”.
Il ritorno a Genova con il volo executive fu rovinato, in ultimo, dallo scoprire che, assorti nei pensieri bellicosi del mattino, avevamo lasciato l’auto aziendale parcheggiata con le luci accese, e la batteria aveva nel frattempo dato forfait!
Video On Line
VOL S.p.A. viene costituita il 3/12/1994.
Il preliminare di vendita con TIN.it viene firmato il 5/4/1996.

