Non è il caso di scomodare il sommo Poeta, ma credo che la crisi dei 40 capiti un po’ a tutti, sia che siano poeti del dolce Stil Novo oppure ricercatori universitari: un bel giorno ti svegli e ti rendi conto che sei – grosso modo – a metà della tua vita e ti domandi “che cosa ho combinato fino a oggi?”
Nel mio caso questo accadde poco dopo il fatidico passaggio dei quarant’anni, e probabilmente non fu del tutto consapevole, o meglio: feci di tutto per non guardarmi allo specchio e pormi la fatidica domanda, ma a livello inconscio il tarlo era lì che lavorava, lavorava… La sostanza non cambiava affatto: ero a metà della mia vita (più o meno) e mi sembra va di non aver combinato un granché. Per di più tutto quello che mi piaceva fare e mi gratificava succedeva al di fuori del mio lavoro di professore universitario.
Non potevo più girarci intorno: tutte le attività legate alla Rete, che stavano cominciando a occupare una parte non trascurabile del mio tempo, non avevano più molto a che fare con le attività per cui l’Università mi pagava lo stipendio (e che comunque continuavo a svolgere con impegno e altruismo, ma ormai con ben poche speranze di diventare un protagonista).
Fino ad allora “me l’ero raccontata”, come si suol dire, avevo cercato di convincermi che tutto il carrozzone di UNIX e della Associazione degli utenti, della rete geografica cooperativa e poi della sua migrazione per diventare una parte di Internet, fossero strumentali, – se non alla mia carriera come professore – almeno al mio ruolo di “costruttore di ambienti”. Ambienti in cui altri avrebbero potuto trovare le risorse per fare ricerca di alto livello, collaborando con partner in tutto il mondo, come avevo scritto nel mio CV universitario, cercando con questa giravolta di giustificare la mia più che modesta lista di pubblicazioni…
Ormai questa finzione non reggeva più: difficile giustificare tutti i viaggi in giro per l’Europa per aiutare a costruire quella cosa che si chiamava EUnet, strumento che era indispensabile per tanti, sia nel mondo della ricerca che in quello dell’industria, proprio per merito di quella trasversalità che il DNA di UNIX implicava. Masticavo sempre più di budget e conto economico, di marketing e della necessità che tutte le reti nazionali federate in EUnet si dotassero di una forza commerciale.
Per non parlare della gestione della nostra rete italiana, ormai ufficialmente denominata – con poca fantasia – IUnet: i miei compiti andavano dalla preparazione del budget dell’anno successivo alla definizione del listino dei “servizi”, alla preparazione dei dati per la fatturazione, dalla specifica dei software da acquisire alla manutenzione delle diverse applicazioni. Solo per l’acquisizione di qualunque hardware bisognava restare fedeli alla consuetudine di i2u: con tante aziende consociate produttrici di calcolatori, hardware non si compra, viene graziosamente regalato o concesso in uso!
Io ero, ancora una volta, “né carne, né pesce”, ma stranamente mi trovavo a mio agio in quel mondo, acquisivo competenze di business e di gestione economica che non avevo mai avuto e le mettevo a frutto…
Era stato un processo graduale, un “cambio di pelle” ancora solo a metà. Fino al 1993 tutto questo poteva essere rubricato come un hobby, un’attività collaterale alla ricerca e all’insegnamento, da svolgere nei ritagli di tempo o nei week-end, rubando tempo alla famiglia molto più di quanto non ne sottraessi all’attività di insegnamento. Per quanto riguarda la ricerca, quella vera, posso dire che dopo il 1990 mi ero arreso all’evidenza: non sarei mai diventato un grande scienziato.
