La vita è un affascinante miscuglio di scelte consapevoli e avvenimenti casuali. Di solito siamo portati a credere di aver preso consapevolmente la maggior parte del le decisioni, guidando il sentiero della nostra vita là dove volevamo che andasse, mentre spesso è il caso a farci prendere una certa strada, senza che avessimo la minima idea di dove ci avrebbe portato.
Se negli ultimi 20 anni mi sono trovato ad occupare il posto di presidente di MIX è per una concatenazione di fatti, in cui la mia scelta della strada da intraprendere ha contato poco, alla fine, ed è stato il caso, o se volete il destino, a guidarmi verso una soluzione soddisfacente.
Il 1999 fu l’anno in cui ITnet riuscì finalmente nell’impresa di trovare un compratore. Era da almeno 3 anni che sembrava ci fosse la fila di aziende interessate a investire o addirittura ad acquisite il controllo di ITnet, ma nessuna delle tante trattative era mai arrivata in porto. Con il senno di poi posso dire che una spinta decisiva venne da quanto stava succedendo, in parallelo, nell’azienda che più ci somigliava fino a quel momento: I.NET. In effetti sia per Elserino Piol (Pino Ventures) che poi per Tommaso Pompei (Wind), ITnet rappresentava la seconda scelta, dopo che Roberto Galimberti aveva rifiutato le loro offerte. La valutazione che I.NET attribuiva a se stessa era, a detta di questi potenziali acquirenti, smisurata, ma si rivelò poi perfettamente in linea con le aspettative – almeno quelle dell’anno 2000 – della Borsa italiana, come venne confermato quando, dopo la partneship con British Telecom, I.NET si lanciò nella sua “grandiosa” (parole di Roberto Galimberti) IPO.
In ogni caso, quella valutazione iniziale provocò un effetto “trascinamento” anche su ITnet e prima Pino Ventures bussò alla porta di ITnet nella primavera del 1999 proponendo un deal che andava anche al di là delle aspettative di noi soci, poi Pompei, ansioso di non farsi sfuggire anche il “second best” Internet Service Provider sul mercato, fece una proposta che non potevamo rifiutare.
La trattativa con Wind fu molto rapida e avvolta nell’assoluta segretezza. Ricordo che quando Pompei con il suo stato maggiore entrò nei locali dell’incubatore di imprese BIC, un ex-capannone a Cornigliano (praticamente sotto il ponte Morandi) dove aveva sede ITnet, era presente il venditore di zona di Wind che stava trattando con noi un contratto per la telefonia mobile, il quale, a vedersi davanti il suo grande capo a momenti si faceva venire un coccolone…
La negoziazione fu piuttosto breve e la sera del 17 febbraio 1999 firmavo e inviavo via fax la versione definitiva del Memorandum of Understanding che fissava condizioni e prezzo della cessione di tutte le azioni di ITnet S.p.A. La settimana successiva sarei andato a fare la più tranquilla ed entusiasmante settimana bianca per molti anni a venire.
Quella sera però dovetti ancora fare una telefonata e rispondere a due. Della prima parlerò un’altra volta.
La prima telefonata che ricevetti era di qualcuno che chiamava per conto di Telenor, operatore telefonico norvegese, e chiedeva se ITnet era disponibile per una acquisizione. Questo per dire com’era la “acquisition spree” di quegli anni. Spiegai in inglese che era arrivato tardi e, sull’euforia dl momento, arrivai anche a consigliargli di contattare lo spin-off del CINECA, Nettuno, come possibile target per una acquisizione. Cosa che poi regolarmente avvenne (NEXTRA S.p.A.).
La seconda era di Marco Negri, più o meno mio alter ego in I.NET, e mi fece girare molto le scatole. Con l’atteggiamento di superiorità che assume un milanese quando può sfoggiare la conoscenza di informazioni che nessun altro possiede, Marco esordì dicendo “ho saputo che avete venduto a Wind” (‘ho saputo’?!? Non era ancora passata un’ora da quando avevo spedito il fax con il MoU direttamente alla segreteria di Pompei!). Proseguì poi sostenendo che, visto che avrei lasciato l’azienda per godermi i guadagni, aveva una bellissima proposta per me: perché non facevo io il presidente della MIX che proprio in quei mesi stavamo provando a costituire?
Già sarebbe bastata l’irritazione per la sensazione di sentirmi lo sguardo di Marco alle spalle mentre firmavo il MoU, figuriamoci l’idea che egli stesse cercando di costruirmi un futuro su misura per le esigenze sue e di I.NET (un concorrente di meno e una persona di fiducia a reggere il costruendo “punto neutro dell’Internet italiana”). Risposi sprezzante che non ci pensavo proprio e che anzi avevo tutte le intenzioni di continuare a fare l’amministratore delegato di ITnet, andando in concorrenza con loro di I.NET su tutti i clienti , ma questa volta con una Wind nel motore.
Perché mi dilungo in questi particolari che non riguardano direttamente MIX? Per spiegare con che spirito arrivai alla riunione clou del gruppo di coordinamento che doveva costituire MIX, riunione che si tenne il 5 ottobre, una settimana dopo l’infausta cena. Il gruppo vedeva rappresentanti dei diversi ISP interessati a dar vita alla struttura organizzata “MIX” (fino a quel momento non era ancora chiaro se sarebbe stata un consorzio, una Srl o una Scrl, per non parlare poi di quale statuto darsi e dell’organigramma). Marco Negri, Enrico Botto e il sottoscritto erano tra i più attivi nell’organizzazione, Marco con alle spalle la struttura di I.NET (compresi consulenti legali), Enrico con tanta iniziativa e buon senso (ma poca collaborazione dalla sua azienda) e io che cercavo di reggere il passo tra una trasferta settimanale a Roma e l’altra.
Con Marco non avevamo più ripreso l’argomento della sua offerta di di febbraio; al momento c’erano tante attività da portare avanti, come appunto lo Statuto, le ipotesi di personale (direttore generale in primis), la sede (c’era una piccolissima finestra di opportunità per affittare 400 mq in via Caldera, proprio nel campus dove erano presenti quasi tutti gli operatori Internet, opportunità che sarebbe svanita sicuramente, viste le lungaggini in cui ci dibattevamo con un comitato di coordinamento che lavorava nei ritagli di tempo).
Arrivammo così alla riunione decisiva, presso la sede di I.NET di via Caldera. Parteciparono in 23, praticamente tutte le organizzazioni interessate a dar vita a MIX, con le uniche assenze di Telecom Italia e del CNR (che di fatto aveva partecipato fino a quel momento come vicario di GARR).
| Barbuti – AIIP | Lorenzon – Shineline |
| Botto – Infostrada | Negri – INET |
| Brady – PLC | Nuti – Mclink |
| Colangelo – Flashnet | Percacci – Spin |
| Conte – CLIO | Podestà – Galactica |
| Doveri – Unisource Italia | Rapisarda – GlobalOne |
| Figini e Orlandi– Utility Line Italia | Salerno – Telnet |
| Fiorentino – Comm2000 | Susnik – Tiscali |
| Gentili – Nextra | Vergani e Sinigaglia / Swiss Com |
| Joy Marino – ITnet | Yachaya – Systemy Net |
| Lembo – Internet Net. Service |
Molte decisioni vennero prese in quella occasione: che la struttura sarebbe stata quella di una “Società a responsabilità limitata”, che ci fossero 8 soci “pesanti” che garantissero la stabilità della struttura e fino a 22 soci “piccoli” che coprissero tutto l’arco di soggetti interessati. Si approvò una prima bozza di statuto, si concordò che la sede dovesse essere in via Caldera e si concordò che due dei futuri soci (Comm2000 e ULI) avrebbero affittato provvisoriamente gli spazi al momento disponibili come forma di prelazione, salvo poi ribaltarne i costi sulla Srl una volta che questa fosse partita. Fu fissato lo schema di massima dei prezzi del servizio ai futuri clienti, si definì una bozza di regolamento degli afferenti già molto dettagliata. Si fissò anche la timetable con cui l’organizzazione sarebbe diventata operativa fino a indicare la data per la completa migrazione ai nuovi locali del nucleo di MIX informale che al momento operava presso I.NET (era: luglio 2000). Solo sul personale e sul budget c’erano ancora idee piuttosto vaghe, in attesa di selezionare la figura del direttore.
L’ultimo punto all’OdG era la decisione sul Presidente. Marco Negri, che come padrone di casa coordinava l’agenda, iniziò il giro di tavolo, proponendo di andare in ordine di anzianità a chiedere chi fosse interessato a fare il presidente; essendo io il più vecchio iniziò da me, con l’idea che fosse una specie di pro-forma e pronto a passare al nominativo successivo, visto come era andata la nostra telefonata di mesi prima.
Ero andato alla riunione ancora fermo sulla posizione che avevo espresso allora, e non avevo parlato con nessuno, né con i miei quasi-ex soci di ITnet, né con i miei nuovi capi in Wind. Però qualcosa mi rodeva dentro. Così, al momento dell’offerta, quasi d’istinto e senza fare tanti ragionamenti, risposi affermativamente: sì, ero disposto a fare il presidente di MIX. Ho ancora davanti agli occhi l’espressione di Marco, sorpreso dal mio inaspettato voltafaccia. Era chiaramente sorpreso, ma era anche contento di vedere – in sostanza – realizzato il suo piano di “posizionarmi” in MIX.
Adesso dovevo tornare a Genova e spiegare ai miei soci perché avevo accettato di prendermi questo compito, come se non ne avessi già abbastanza di fare la spola tra Roma e Genova. Poi dovevo vendere ai miei capi in Wind l’idea che fosse strategico per ITnet e per Wind che io assumessi la carica, sorvolando sul fatto che avrei dovuto chiedere l’autorizzazione prima di accettare.
In ogni caso, ero convinto che si trattasse di una scelta provvisoria: mi immaginavo come un presidente di garanzia, che aiutasse la nascente MIX a darsi un suo assetto autonomo, scegliendo le persone con le caratteristiche più in sintonia con la sua missione, traghettando l’infrastruttura tecnica fuori dalla “pelosa” ospitalità di I.NET, per poi passare la mano a qualcun altro. La mia carriera futura, in quel momento, puntava tutto su Roma. Avevo finalmente dato le dimissioni da professore universitario, in Wind stava nascendo una Direzione Internet che avrei guidato, stavo cominciando addirittura a ipotizzare un trasloco familiare a Roma.
Non sapevo che nel giro di pochi mesi la mia vita avrebbe iniziato, per la seconda volta, a girare come una giostra impazzita, prima cambiando mestiere un paio di volte nel giro di pochi mesi per ritrovarmi collega proprio di Marco Negri e Stefano Quintarelli, e poi, nell’arco di pochi anni, dovendo cambiare atteggiamento e priorità nei confronti della vita, e tante altre cose ancora. In tutta questa perigliosa navigazione, l’unico punto di riferimento immutabile sarebbe stato MIX, per quanto può rimanere immutabile un’azienda al cuore di Internet, la Rete che in 20 anni ha cambiato pelle almeno 5 o 6 volte!
